Il 38,8% vive l’ansia di dover rispondere subito
ROMA 20 gennaio 2026 - Lo smartphone è diventato una presenza quotidiana e costante nella vita dei
nonni italiani. Lo conferma l’indagine “Nonni Digitali”, realizzata dall’Associazione Nazionale Dipendenze
Tecnologiche GAP e Cyberbullismo (Di.Te.) in collaborazione con l’ANAP Confartigianato, condotta su un
campione di 562 nonni.
Secondo i dati raccolti, l’82,7% degli intervistati utilizza lo smartphone ogni giorno, mentre il 40,6%
dichiara di passarvi molte ore al giorno. Un utilizzo che, spiegano gli autori della ricerca, va ben oltre la
funzione pratica e indica un cambiamento profondo nelle abitudini quotidiane e nella gestione del
tempo.
«Quando oltre otto nonni su dieci usano lo smartphone quotidianamente e quattro su dieci lo
utilizzano per molte ore, non siamo più davanti a un semplice strumento», afferma Giuseppe Lavenia,
presidente di Di.Te. «In questi casi il digitale diventa un regolatore emotivo, utilizzato per riempire vuoti
e attenuare il senso di solitudine».
Un dato particolarmente critico riguarda la reperibilità continua: il 38,8% dei nonni dichiara di sentirsi
obbligato a rispondere immediatamente a messaggi o chiamate, mentre il 34,0% riferisce di provare
disagio se dimentica lo smartphone a casa. «È l’ingresso anche di questa generazione nella logica
dell’urgenza digitale», osserva Lavenia. «Una pressione che genera stress silenzioso».
La ricerca evidenzia inoltre una solitudine spesso compensata dal digitale. Il 21,7% degli intervistati
afferma che lo smartphone lo fa sentire meno solo spesso o sempre, un dato che sale in modo
significativo tra chi vive da solo, pari al 20,3% del campione. «Quando è la tecnologia a ridurre la
solitudine, aggiunge Lavenia, significa che la solitudine è già strutturata. Il digitale non la cura, la
anestetizza».
Preoccupano anche i dati relativi alla sicurezza online. Il 31,7% dei nonni dichiara di imbattersi spesso o
sempre in fake news o tentativi di truffa, nonostante il 46,4% ritenga di saper gestire adeguatamente la
propria privacy online. Una discrepanza che segnala una falsa percezione di controllo e una
vulnerabilità ancora elevata.
Sul piano cognitivo, il 44,7% utilizza lo smartphone spesso o sempre per ricordare appuntamenti,
impegni o terapie, confermando una crescente delega allo strumento digitale anche per funzioni di
base della quotidianità.
WhatsApp risulta ampiamente diffuso, con il 77,2% dei nonni che lo utilizza regolarmente, ma la
comunicazione non sempre si traduce in confronto reale: i conflitti familiari vengono raramente
dichiarati, suggerendo una tendenza alla rinuncia al dialogo per timore di disturbare o di essere esclusi.
Secondo Fabio Menicacci, segretario nazionale di ANAP Confartigianato, «questi numeri mostrano che i
nonni non sono esclusi dal digitale, ma spesso lasciati soli nel gestirlo. La tecnologia è entrata nelle loro
vite senza un accompagnamento adeguato e il rischio è che dietro una connessione continua si
nascondano nuove forme di isolamento».
L’indagine restituisce così l’immagine di una generazione fortemente connessa, ma esposta a
solitudine, pressione di risposta e vulnerabilità digitale. Il problema, concludono i promotori della
ricerca, non è l’uso dello smartphone in sé, ma il fatto che viene utilizzato per reggere fragilità emotive
e relazionali non riconosciute.