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Polizia, maxi operazione anti droga nelle Marche. Un centro pure a Grottammare

Polizia, maxi operazione anti droga nelle Marche. Un centro pure a Grottammare

Dodici misure cautelari, otto in carcere, eseguite anche con la collaborazione della Squadra Mobile di Ascoli

Gli investigatori della Polizia di Stato – S.I.S.C.O. di Ancona, Servizio Centrale Operativo e Squadra Mobile di Macerata –, nell’ambito di un’indagine diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Ancona, hanno eseguito 12 misure cautelari (8 in carcere e 4 agli arresti domiciliari) nei confronti di soggetti italiani, albanesi e marocchini, facenti parte di un’associazione criminale armata e transnazionale finalizzata al narcotraffico.

Sono state eseguite anche 10 perquisizioni (di cui 8 nei confronti di soggetti destinatari dell’interrogatorio preventivo ai sensi dell’art. 291.quater c.p.p.).

L’organizzazione ha introdotto in tutto il territorio delle Marche tonnellate di stupefacenti, pubblicizzati e venduti on line, sulle Applicazioni di messaggistica istantanea. Su detti social, l’associazione, conosciuta con il nome “La sacra famiglia”, aveva creato uno shop on line in cui era possibile acquistare, da tutte le parti di Italia, hashish, marijuana e cocaina, di diverse qualità e secondo le quantità richieste.

I clienti, tuttavia, prima di concludere la procedura finalizzata all’acquisto dello stupefacente, dovevano autenticarsi e superare gli stringenti controlli dell’organizzazione. A tal fine, venivano richiesti: una copia fronte/retro del documento di identità, uno screenshot del profilo Instagram e un selfie dell’acquirente con la carta d’identità in mano.

Solo dopo aver superato tale verifica, i clienti potevano accedere alla fase di acquisto, selezionando lo stupefacente richiesto e la quantità desiderata. Inoltre, era possibile scegliere anche la modalità di consegna: a domicilio, con il corriere che raggiungeva il luogo indicato dal cliente, che pagava per tale servizio un supplemento; o la forma c.d. “meet up”, in cui era l’organizzazione a scegliere la sede dello scambio, esonerando il cliente dal pagare costi aggiuntivi.

Effettuata la consegna, il cliente poteva lasciare una recensione sulle varie piattaforme dell’associazione, commentando la qualità dello stupefacente testato e la puntualità e discrezione del servizio di consegna.

L’associazione criminale era arrivata ad assumere una posizione di monopolio nel traffico di droga nel territorio delle Marche, realizzando consegne quotidiane di droga in tutte le province di questa regione. Il traffico mensile documentato è stato di circa 150/200 kg per hashish e marijuana e di circa 30/40 kg per la cocaina. Tale risultato è stato conseguito sia in virtù del rapporto diretto con i canali di rifornimento, in particolare con i fornitori del sud della Spagna, sia per una precisa scelta strategica operata dall’organizzazione criminale.

Infatti, l’associazione aveva creato un gruppo principale solo per la vendita di grandi quantitativi di droga (non inferiore ad 1 kg) e i c.d. “point” per la vendita al dettaglio. I point sono delle filiali, come nelle reti di franchising, deputate al commercio di droga in un determinato territorio. In tal modo, l’organizzazione, attraverso i point di Sant’Elpidio a Mare, Fano, Grottammare, era arrivata a controllare la quasi totalità di stupefacente della regione.

L’organizzazione, che nelle ultime fasi di indagine ha trasferito la propria sede in Spagna, ha avuto una struttura estremamente verticistica, con poteri, ruoli e funzioni ben distinti. Al vertice un soggetto italiano di 28 anni, originario della provincia di Macerata, pregiudicato per reati in materia di stupefacenti, contro la persona ed il patrimonio. E’ stato l’ideatore del gruppo creato su una nota applicazione di messaggistica istantanea ove vendere lo stupefacente ed è stato quello che ha costantemente dettato ordini e direttive al gruppo. Lo chiamavano tutti “Padre” per alludere al capo famiglia o al personaggio del film “Il Padrino”, considerato che sui social si era dato il nickname di “The god father”. E’ sempre stato lui a tenere i contatti con i fornitori spagnoli o con quelli della zona di Roma – Tor Bella Monaca e con alcune famiglie pugliesi e calabresi, oltre a stabilire gli stipendi degli associati, anche di quelli tratti in arresto, e a ordinare pestaggi e ritorsioni. 

In un’occasione, “Padre”, dopo aver organizzato una consegna di un’importante partita di droga a Bari, aveva imposto che un esponente del gruppo barese venisse personalmente nelle Marche a garanzia dell’affare. Tale soggetto doveva stare in compagnia di “Padre” fino a quando non si aveva avuto la certezza che lo scambio in Puglia fosse andato a buon fine.

Tuttavia, l’affare non si era concretizzato perché gli uomini di “Padre” erano stato rapinati con delle pistole e costretti a scappare, lasciando il carico di droga a Bari. Avuta tale notizia, “Padre” aveva provato a vendicarsi sul ragazzo pugliese, il quale era riuscito a scappare, gettandosi dell’auto in corsa in autostrada all’altezza di San Benedetto del Tronto , per essere successivamente recuperato da un camionista.

In un’altra occasione, “Padre” si era prodigato per organizzare l’uccisione del cane di un soggetto divenuto infedele, proponendo di ucciderlo con una polpetta all’interno della quale sarebbero stati nascosti dei chiodi.

Nella scala gerarchica associativa, in posizione subordinata rispetto a “Padre”, vi erano 3 soggetti italiani insospettabili e giovanissimi, di età compresa tra i 23 e i 27 anni. A loro erano affidate funzioni organizzative e gestionali, per lo più incentrate sulla gestione dei corrieri e dei magazzinieri e sull’organizzazione quotidiana delle consegne, e funzioni contabili, relative al ritiro dei soldi derivanti dalle numerose partite di droga vendute.

Nel livello più basso dell’associazione criminale, vi erano i corrieri e i magazzinieri: i primi avevano il compito di consegnare lo stupefacente in giro per la regione (anche 10 consegne al giorno); i secondi avevano il compito di tenere stoccato lo stupefacente in un appartamento o in un garage.

I corrieri, che venivano selezionati anche on line, guadagnavano 150 euro al giorno, più il rimborso delle spese per il carburante, i pedaggi autostradali e il noleggio dell’auto. I magazzinieri, invece, 2500 euro al mese.

Nel corso dell’attività investigativa svolta, incentrata su intercettazioni telefoniche, ambientali e di video sorveglianza, con l’impiego di due agenti sotto copertura del Servizio Centrale Operativo, sono stati tratti in arresto 13 soggetti, tra corrieri, magazzinieri e soggetti con ruoli apicali. Sono stati sequestrati 204 kg di hashish e 5 kg di cocaina, oltre a due pistole.

L’esecuzione delle misure cautelari e delle perquisizioni è stata realizzata con la partecipazione della SISCO di Bologna, Brescia, L’Aquila e Venezia, le Squadra Mobili di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo e Pesaro, i Reparti Prevenzione Crimine di Abruzzo, Lazio, Toscana, Reggio Emilia e Umbria-Marche.