La nostra posizione nello spazio, rispetto al piano orizzontale e verticale, è dovuta ad un piccolo organo posto nello spessore dell’osso temporale del cranio
Non tutti si rendono conto che la perfetta consapevolezza della nostra posizione nello spazio, rispetto al piano orizzontale e verticale, è dovuta ad un piccolo organo posto nello spessore dell’osso temporale del cranio, composto da tre canali semicircolari perpendicolari tra loro. Di questo minuscolo giroscopio sono stati dotati tutti gli animali superiori, comparsi fin da oltre 500 milioni di anni fa. Con buona pace di coloro che ancora si chiedono se la matematica e la geometria siano invenzioni del cervello umano oppure prodotti dall’evoluzione.
La determinazione della posizione sulla superficie terrestre (per esempio una nave in mare) è data da due numeri (longitudine e latitudine), ma nello spazio tridimensionale (per esempio un aereo in volo) ne occorre un terzo, l’altezza rispetto alla superficie. Di questa necessità di tre indicazioni sicuramente si resero conto i nostri avi cacciatori, anche se non volavano: non bastava individuare la direzione in cui si trovava la preda, occorreva anche valutarne la distanza: un conto era tirare (sasso, freccia o giavellotto che fosse) a tre metri, un altro se il bersaglio stava a venti metri. Grazie ai segnali dei canali semicircolari questa posizione era valutabile e guidava la mano. Certo concorreva a questo risultato anche la visione binoculare degli occhi posti frontalmente, ma senza la verifica della posizione del corpo rispetto al bersaglio non ci poteva essere precisione.
Mi ha sempre stupefatto, fin da quando studiavo anatomia, constatare che la costruzione del corpo ha tenuto conto in maniera perfetta dei dettami della geometria, senza aver studiato Euclide. L’evoluzione procede per tentativi e perfezionamenti: evidentemente i tre piani perpendicolari tra loro raggiungeva il massimo della precisione e della semplicità.
dott. Karol (Carlo CAPPELLI)