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"DONNE DELL’ASTRONOMIA", LA PAROLA AL DOTTOR KAROL

"DONNE DELL’ASTRONOMIA", LA PAROLA AL DOTTOR KAROL

Henrietta Leavitt e Vera Rubin

Abbiamo parlato la volta scorsa di due donne benemerite in ambito astronomico. Esse sono Henrietta Leavitt e Vera Rubin. Entrambe hanno operato nei primi del Novecento presso i grandi osservatori americani, quando di donne dedicate all’astronomia non ce n’era nemmeno l’ombra. Tant’è vero che si racconta sempre che nell’osservatorio di Monte Wilson in California, il più grande e moderno dell’epoca, non era prevista nemmeno una toilette per donne.

Henrietta Leavitt, assunta nell’osservatorio soltanto per il noioso compito di catalogare le stelle nelle lastre fotografiche, ebbe il merito di scoprire che una particolare specie di stelle variabili, dette Cefeidi, ha la caratteristica di avere l’intensità luminosa proporzionata al periodo di variabilità tra minimo e massimo. Da ciò si poté ottenere la luminosità vera della stella e, nota questa, paragonandola alla luminosità apparente, la distanza. Era una scoperta fondamentale, perché fino ad allora si conosceva soltanto il metodo della parallasse per misurare la distanza delle stelle, lo stesso che usano i geometri per le distanze terrestri: si puntava con esattezza una stella e si ripeteva la misurazione dopo sei mesi, quando la Terra è dalla parte opposta della sua orbita. Dalla differenza dell’angolo si poteva calcolare la distanza. Ma questo metodo poteva essere usato soltanto per le stelle più vicine. Il metodo della Leavitt, invece, era applicabile a tutte le Cefeidi di cui si potesse misurare il periodo. Con il nuovo potente telescopio si poté ricavare la distanza delle cefeidi della galassia di Andromeda e si scoprì la sbalorditiva cifra di due milioni di anni luce. La luce di quelle stelle era partita quando ancora non esisteva l’homo sapiens!

Vera Rubin si dedicò invece allo studio della luce di queste lontanissime galassie e scoprì che il loro spettro era spostato verso il rosso, come accade se la fonte luminosa si allontana. Lo spostamento era tanto maggiore quanto più la galassia era distante. Ciò significava che l’intero universo si espandeva, come l’uvetta nell’impasto di un panettone quando lievita.

Di entrambe le scoperte si fece bello, senza nominare le colleghe, il giovane astronomo Hubble, rimarcando così il maschilismo imperante agli inizi del secolo scorso. Il sorrisetto ironico e sbeffeggiante con cui spesso viene ritratto  (con la pipa british style  tra i denti) sembra comprovare la perfidia del comportamento. Ci volle così del tempo affinché i meriti delle due astronome fossero finalmente riconosciuti.