Le Marche da scoprire in bicicletta: il futuro del turismo lento per riscoprire la bellezza intima dell’Appennino.
Dal mare ai Sibillini, un patrimonio ancora in parte inesplorato e ricco di tradizione: le Marche concentrano una varietà infinita di paesaggi, città d’arte, borghi storici, aree protette e una straordinaria tradizione gastronomica. Il cicloturismo può mettere tutto questo in relazione. E può farlo senza consumare il territorio. Anzi, in molti casi può contribuire a proteggerlo, perché attribuisce un valore economico alla sua conservazione. Investire nel cicloturismo significa trasformare strade, borghi e montagne in una grande infrastruttura turistica diffusa. E nell’Ascolano, ai piedi del Monte Vettore, esiste già tutto ciò che serve per costruire una destinazione cicloturistica di interesse nazionale ed europeo. C’è un modo diverso di attraversare le Marche: è più lento, più silenzioso e, probabilmente, molto più autentico. È il modo di chi decide di scoprirle in bicicletta. Pedalando, il paesaggio non scorre semplicemente davanti agli occhi: entra nell’esperienza. Un borgo diventa una tappa, una salita diventa una conquista, un piccolo ristorante diventa parte del viaggio, un produttore locale non è più soltanto un’attività commerciale ma una storia da conoscere. Ascoli Piceno, la porta dei Sibillini Ascoli, con il suo straordinario centro storico, è già una destinazione turistica di grande valore. Ma per il cicloturista può diventare qualcosa di più: una vera porta d’accesso all’Appennino. Da Ascoli si può imboccare l’antica direttrice della Salaria e risalire lentamente verso l’area dei Sibillini. La strada comincia a raccontare un’altra storia. L’arenaria e il travertino lasciano spazio ai boschi, le città ai piccoli centri abitati, dal traffico al silenzio. Poi, quasi come una presenza costante, compare il profilo del Monte Vettore.
Montegallo: quando la strada diventa destinazione Montegallo è probabilmente uno dei luoghi che meglio rappresentano il potenziale ancora inespresso dell’entroterra ascolano. Qui la montagna non è soltanto uno sfondo. È il territorio che avvolge e abbraccia chiunque si accinga a guardare la cima del Monte Vettore. Da qui partono una miriade di sentieri che conducono alla meraviglia di Forca di Presta e Forca Canapine; si immergono nelle suggestioni cromatiche della Piana di Castelluccio, in Umbria, con tutto il suo splendore nel periodo della fioritura. Questo significa che non stiamo parlando di un territorio da inventare. Il territorio e le sue suggestioni esistono già, si potrebbe forse strutturare un’offerta organizzata, un’esperienza presentata con una rete di servizi, con la possibilità di accompagnare i cicloturisti alla scoperta del territorio.
La bicicletta contro la stagionalità: C’è poi un’altra ragione per cui investire sul cicloturismo dovrebbe essere una priorità. La bicicletta permette di spostare i flussi turistici fuori dai mesi di punta. La stagione ideale per molti percorsi dell’entroterra marchigiano non coincide necessariamente con il pieno agosto. Primavera e autunno possono diventare periodi straordinari per pedalare tra i Sibillini, quando le temperature sono più favorevoli e il paesaggio cambia completamente. Dopo il terremoto, anche la bicicletta può diventare strumento di rinascita. Per l’area dei Sibillini c’è poi una questione che va oltre il turismo: i territori dell’Ascolano colpiti dal terremoto hanno bisogno di tornare a essere vissuti, non soltanto visitati. Il cicloturismo può rappresentare uno degli strumenti per farlo. Per sua natura, infatti, porta il visitatore proprio nei luoghi che il turismo tradizionale tende a saltare: le piccole frazioni, le strade secondarie, i borghi lontani dalle grandi arterie, le attività familiari, le aziende agricole.
Dopo il terremoto, pedalare può significare anche ricostruire. Per i territori dell’Ascolano colpiti dal terremoto la questione assume un significato ancora più profondo. Non si tratta semplicemente di riportare turisti. Si tratta di riportare persone. La bicicletta, per sua natura, entra nei luoghi. Attraversa le frazioni. Passa davanti alle case. Raggiunge strade secondarie che un autobus turistico non percorrerebbe mai. Può diventare quindi uno strumento di rinascita economica e sociale. Un piccolo ristorante può diventare una tappa. Un’abitazione può trasformarsi in un B&B. Un vecchio locale può diventare un’officina. Un’azienda agricola può vendere direttamente ai visitatori. Una guida locale può trasformare la propria conoscenza del territorio in una professione. Non servono migliaia di turisti. Servono migliaia di piccoli motivi per fermarsi.
La bicicletta dei bambini: il primo viaggio verso la scoperta C’è però un aspetto del cicloturismo che meriterebbe molta più attenzione: quello dedicato alle famiglie e ai bambini. Per un bambino la bici può essere il primo strumento con cui imparare a esplorare il mondo. Un viaggio in bicicletta con i propri figli significa rallentare. Significa fermarsi quando si vuole, osservare un animale, attraversare un piccolo borgo, bere a una fontana, mangiare qualcosa lungo il percorso, chiedere informazioni a una persona del posto; significa soprattutto trasformare il viaggio in un’avventura condivisa. Per un bambino, percorrere dieci o venti chilometri può diventare un’impresa memorabile: la salita che sembrava impossibile, la discesa affrontata per la prima volta, il ponte attraversato, il panorama conquistato dopo una fatica. Sono esperienze che nessun parco divertimenti può replicare. Le Marche hanno un enorme vantaggio: possono offrire percorsi estremamente diversi, dalle ciclovie costiere alle strade rurali, fino agli itinerari dell’entroterra, permettendo di costruire un’offerta per famiglie con livelli di difficoltà differenti. Il cicloturismo familiare potrebbe quindi diventare una vera prospettiva turistica, non soltanto per attirare visitatori, ma per educare una nuova generazione al rispetto dell’ambiente, alla mobilità sostenibile e alla conoscenza del proprio territorio. Esistono già sul territorio molte associazioni ciclistiche che possono offrire un valido supporto per costruire ricordi memorabili di avventure di famiglia: per garantire la positività di ogni esperienza è fondamentale avere contatti con chi conosce e vive il territorio, oltre che avere una guida qualificata che possa selezionare gli itinerari secondo le capacità ed i desideri di tutta la famiglia. Anche noi portiamo a casa una miriade di ricordi e di esperienze. Torneremo presto!
"Campagnano Bikeland - Avventure in Bici srls" - Via San Sebastiano 45/c - Campagnano di Roma - tel. 3515013446
Alessandra Poggi - Project manager.
Francesco Graziani - Guida cicloturistica