SIFILIDE, LA PAROLA AL DOTTORE

Di questa malattia non si sente più parlare, perché gli antibiotici, soprattutto la vecchia penicillina, l’hanno quasi debellata. Ma il nome desta ancora cupi pensieri. Perché?

Si diffuse in Europa dopo la scoperta dell’America, poiché era endemica tra gli indios. Durante il XVI secolo dilagò ovunque e in ogni ambiente sociale, infettando uomini e donne, nonché i nati da madri portatrici del batterio (sifilide congenita). La malattia, lenta ma inarrestabile (in questo somiglia alla tubercolosi), si propaga per contatto diretto tra le lesioni degli infettati e la cute o le mucose dei sani. Meccanismo principale è la trasmissione sessuale, da cui quel che di trasgressivo, peccaminoso e degradante sempre legato al nome (come oggi l’AIDS, l’infezione da HIV). Dalla lesione iniziale nel punto di innesto (un’ulcera a fondo duro, sifiloma primario, con linfonodi regionali ingrossati e non dolenti) il germe responsabile (Treponema pallidum o Spirocheta, per la sua forma a cavaturaccioli o a molla) si diffonde, entro un mese circa, alla pelle (con caratteristiche chiazze rosacee al tronco e, soprattutto, al palmo delle mani e alla pianta dei piedi). Infine, potenzialmente, se non curata, la malattia con gli anni può interessare tutti gli organi interni, con lenta attività distruttiva dei tessuti. Nel lungo decorso in èra pre-antibiotica non era risparmiato il sistema nervoso (neurosifilide), né lo scheletro, soprattutto il cranio, da cui le diagnosi retrospettive in resti umani antichi.

Oggi, come s’è detto, la sifilide non fa più paura ed è in progressiva diminuzione in tutto il mondo, ma, ciò nonostante, rimane legato al nome quell’alone di disgusto e di connesso giudizio morale che ha sempre contraddistinto questa malattia. Soprattutto, un tempo, per le cosiddette ‘stimmati sifilitiche’, lesioni residue del cranio e della faccia, che costituivano segno lampante di degradazione e di proscrizione, rendendo evidente il pericolo di contagio, come per la lebbra.

E’ importante conoscerne l’esistenza, usare il preservativo nei contatti sessuali sporadici, e far vedere al medico qualsiasi alterazione delle zone genitali.

a cura del dottor KAROL (Carlo CAPPELLI)





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