RIAD BAJIC SI RACCONTA SUL “MAGAZINE” DELL’ASCOLI

E’ online il Magazine di gennaio dell’Ascoli Calcio con le interviste al bomber bianconero Riad Bajic. Ecco come si racconta l’attaccante bianconero.

Sei nato nel bel mezzo della guerra nell’ex Jugoslavia. Che ricordi hai da bambino di quel periodo?

“Sono nato quando la guerra era ormai finita, fortunatamente non ho avuto lutti in famiglia nonostante Sarajevo, la mia città, sia stata una delle più colpite sotto l’assedio. Gli effetti della guerra sono ancora visibili, soprattutto in periferia:si vedono sugli edifici fori di proiettili o sull’asfalto le “rose di Sarajevo”, i segni lasciati dalle bombe e che sono stati ricoperti di resina rossa, trasformando in rose rosse il ricordo delle persone rimaste uccise. I miei genitori mi hanno raccontato che la situazione era davvero brutta, pesante, la gente non aveva da mangiare e da bere, sono morti moltissimi civili, tanti hanno perso i genitori, ma ora tutto questo fa parte del passato ed è un argomento di cui non parlo volentieri”.

I miei inizi?

“Ho iniziato a giocare a Sarajevo nel 2003 nelle giovanili dello Željezničar, una delle due squadre della città – mi raccomando, specifichiamo bene il nome perché c’è molta rivalità fra Sarajevo e Željezničar – Pian piano sono arrivato alla prima squadra. La prima esperienza fuori casa l’ho fatta nel 2015 quando sono andato a giocare in Turchia”.

Chi era il tuo idolo da piccolo?

“Sicuramente Dzeko della Roma”.

Che effetto ti ha fatto giocare con lui in Nazionale?

“Giocare con chi era un tuo idolo da bambino ti riempie di felicità, è qualcosa di indescrivibile e indimenticabile. Rappresentare poi la Nazionale a 22 anni è stato un grande onore, il debutto è stato il 25 marzo 2017 contro Gibilterra, era una gara di qualificazione ai Mondiali. Invece la prima volta contro la Nazionale italiana è stata l’11 giugno 2019, a Torino, era un match per le qualificazioni agli Europei. Anche se ero in panchina è stato bello esserci. Essendo io più piccolo, Dzeko e Pjanic mi hanno sempre aiutato, sia fuori dal campo che dentro. Per me rappresentano una guida, sono due grandissimi professionisti, siamo ancora in contatto”.

Che ragazzo è Riad?

“Mi reputo un ragazzo buono, umile, che dà valore alle piccole cose proprio per il trascorso della guerra, è come se l’avessi vissuta attraverso i racconti dei genitori”.

Cosa sognavi da bambino e cosa sogni adesso?

“I bambini della mia età a Sarajevo giocavano tutti col pallone, per lo meno se non avevi molti soldi i giochi erano quelli. Quindi ho sempre sognato di fare il calciatore in un top team europeo e poi, come tutti, aspiravo a giocare in Nazionale. Faccio il lavoro che amo e soprattutto, grazie ad esso, posso aiutare la mia famiglia, papà Mirsad, mamma Adisa e Irma, mia sorella maggiore. Mi basta questo. Oggi penso a un passo alla volta, sono all’Ascoli e il mio obiettivo è centrare il maggior numero di vittorie con questa maglia e segnare tanti gol”.

Quando non ti alleni cosa ti piace fare?

“Faccio la classica vita di coppia, trascorro il tempo con mia moglie Sanita, guardiamo un film, facciamo passeggiate”.

Piatto preferito bosniaco e italiano.

“Il ćevapi, una specie di salsiccia molto speziata fatta con più tipi di carni. Fra i piatti italiani la mia preferenza è per la pasta al pomodoro”.

Cosa ti manca della tua terra e cosa ti piace dell’Italia?

“Mi mancano la famiglia, gli amici, i luoghi, la vita normale insomma. Dell’Italia apprezzo la bellezza architettonica e poi si vive bene. Ascoli Piceno ha un centro storico molto bello”.

Con l’Ascoli è la prima esperienza in Serie B: che livello hai trovato?

“Un livello molto alto, tutte le squadre lottano, corrono, è un gioco di tattica e di corsa, tutte le squadre hanno buoni giocatori”.

Quando sei arrivato avevi un obiettivo personale in termini di gol?

“Non mi ero posto un obiettivo preciso, l’intenzione era di fare più gol possibile e fare bene con la squadra”.

Ti aspettavi un Ascoli nell’attuale posizione in classifica dopo il girone di andata?

“Sicuramente no, il calcio è anche questo, a volte le cose vanno nel verso giusto, altre no. Nelle ultime gare abbiamo capito che possiamo giocarcela con tutti, è iniziato un nuovo campionato”.

Contro la Cremonese hai messo a segno la tua prima tripletta in Italia. Cosa hai provato quel giorno?

“Ero davvero molto felice, è il sogno di ogni attaccante realizzare tanti gol nella stessa partita, sarebbero potuti essere addirittura quattro, se avessi segnato il rigore. Mi era capitato di fare tripletta una sola volta, quando giocavo in Bosnia. Dopo la partita di Cremona i primi a chiamarmi sono stati i miei genitori, dopo ogni gara il primo pensiero va sempre a loro”.

Oggi Bajic pensa ancora alla Nazionale?

“Assolutamente sì, punto a giocare bene qui per cercare di farmi chiamare, è il mio sogno”.

Dove ti vedi fra trent’anni?

“A Sarajevo, con mia moglie Sanita e dei figli. Da un punto di vista lavorativo mi vedo nel mondo del calcio, non so se allenatore, direttore, osservatore, ma comunque nel calcio. Il calcio è lo sport per eccellenza del calore, della passione, della vicinanza, del contatto”.

Che significa per un attaccante giocare senza tifosi e senza incitamento?

“I tifosi sono il dodicesimo uomo e la loro mancanza è assordante. Prima di venire all’Ascoli avevo cercato su Youtube alcuni video dei tifosi bianconeri e avevo potuto ammirare l’atmosfera dello stadio. Che dire… i tifosi fanno la differenza, spero di vederli presto allo stadio, vorrà dire che l’emergenza Covid sarà terminata”.

Cosa ti senti di promettere ai tifosi bianconeri?

“Promesse a chiacchiere nessuna, mi auguro che vengano allo stadio per festeggiare un gol importante”.