PMIA, GALANTI: “AUTISTA DI MEZZI PESANTI, PROFESSIONE DIFFICILE E AD ALTO RISCHIO”

“FUORI DAI DENTI”

PMIA, Roberto GALANTI: <Mentre continuano enormi disagi in autostrada dove molte code non corrispondono a lavori in corso… chi frequenta un po’ l’ambiente dell’autotrasporto non può non conoscere, più o meno, quanto scritto tempo fa in una inchiesta del Corriere e che mi è capitata tra le mani recentemente.

Si può non condividere tutto , ma certamente, ed in linea generale, quanto scritto risponde più o meno alla realtà (personalmente, però, mi sento di escludere, conoscendo il mondo associativo e le rappresentanze del settore da circa trent’anni, la complicità delle associazioni menzionate nell’articolo. Le responsabilità sono da cercare altrove).

Scrive Savelli… “Solo il 18,1% di chi guida un mezzo pesante in Italia ha meno di 40 anni. L’età nell’autotrasporto avanza. L’allarme dei «padroncini» alla guida delle aziende: i nostri figli non vogliono fare il nostro lavoro. I contratti bulgari e le aziende fittizie.

Qualche anno fa avevamo scritto sul Corriere della Sera la storia di Alessandro che ci aveva raccontato dei suoi contratti sempre precari ma anche della sua grande passione. Stipendio da 1.800 euro al mese, settimane intere al volante passando dogane e frontiere. Amici improvvisati nei motel di ogni dove. Marocchini, Pachistani e poi romeni, i bulgari.

Le «navi-scuola», gli amori, il forno da campeggio, i panini e i «bocadillos», le notti a Novara con la nebbia fitta sulla Torino-Milano e la responsabilità di carichi come macigni, l’attenzione spasmodica che non ti freghino la benzina mentre sei in dormiveglia. La carreggiata unico metro di riferimento e il parlare da soli per dissimulare la solitudine.

Ci aveva raccontato il sottobosco di illegalità che regna nel suo mondo. Le “porcherie” come le chiamava lui. I contratti bulgari, che aveva spiegato così: «Io lavoro in Italia, con un mezzo italiano, trasporto merce italiana da e per l’Italia, sono italiano e tu cosa mi proponi? Il contratto bulgaro». In pratica succedeva così e succede così anche ora: in Bulgaria i camionisti guadagnano un terzo dello stipendio italiano e le tasse e i contributi sono minimi. Ma la Bulgaria, come la Romania, fa parte dell’Unione europea e — in virtù della liberalizzazione del mercato e della volontà di Bruxelles di favorire la mobilità sovranazionale — molti “paletti” sono stati divelti. Si moltiplicano le aziende italiane di trasporto che chiudono nel nostro Paese per aprire una sede fittizia nell’est Europa.

Con la complicità di agenzie interinali italiane (sui cui siti campeggiano diversi annunci per autisti romeni) e persino di una sigla sindacale che aiuta i «padroncini» a chiudere da noi per riaprire in Bulgaria fornendo tutte le informazioni del caso. L’esito — spiegò Alessandro — «è che se non fai come ti dicono loro resti a casa. E al tuo posto assumono un bulgaro, oppure riassumono un tuo collega italiano con un contratto bulgaro riconoscendogli in nero lo stipendio che aveva prima , ma non pagandogli più contributi e tanto meno le tasse. Se non accetti — e se ti va bene — rischi di diventare un cassintegrato. Con i sussidi dello Stato italiano, i soldi per la formazione italiani, la merce trasportata italiana da un tuo collega italiano a finanziare il welfare di Romania e Bulgaria»….”

Ora, rivela la rivista Uomini e Trasporti, solo il 18,1% di chi guida un mezzo pesante, nonostante l’alta tecnologia, in Italia ha meno di 40 anni. L’età nell’autotrasporto avanza…

Secondo i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti oggi in Italia sono attive 1,17 milioni di CQC, carte del conducente che in linea di massima equivalgono a un autista in attività (nel trasporto merci e persone). Di questi, il 45,8% ha più di 50 anni. Solo il 18,1% è al di sotto dei 40 anni. Se l’analisi si sposta sui titolari di patente C, la situazione appare anche più grave: qui, su 1,2 milioni di autisti, il 60% ha già compiuto i 50 anni. Stesso trend tra i titolari delle ditte individuali, i cosiddetti padroncini. Secondo i dati di Infocamere, il 66% ha un’età compresa tra i 50 e i 90 anni. Oggi risultano più di 500 gli ultranovantenni alla guida di un’azienda di autotrasporto. Sette anni fa, nel 2011, gli over 50 erano “solo” il 52%. Le conseguenze dell’invecchiamento del settore sono molteplici. Secondo l’Inail le denunce di malattie professionali sono cresciute del 34,4% negli ultimi 5 anni, il 58% di quelle del 2017 sono state presentate da lavoratori con più di 54 anni.”

Nel frattempo negli egli ultimi anni, in Italia, hanno chiuso migliaia di aziende di autotrasporto, ma le maggiori perdite sono da rilevare tra le ditte individuali e le società di persone che si sono ridotte notevolmente. Quando il titolare va in pensione, la ditta chiude o viene assorbita da realtà più stabili (qui si apre un mondo molto discutibile e criticabile) come forme cooperative, consorzi e società di capitali che nello stesso periodo sono cresciute in modo esponenziale.

Personalmente anni fa scrissi un testo molto apprezzato nell’ambiente e che ho disponibile per i curiosi in segreteria, (manuale dell’autotrasporto dopato…tutto quello che non si deve fare, ma che si fa) dove spiegavo i meccanismi dolosamente “bacati” del settore, le sue criticità ed ovviamente le possibili soluzioni. Il dato di fatto è che l’invecchiamento del settore testimonia il pessimo stato di salute, le sue croniche criticità e la scarsa attenzione ad un settore, che assicura una buona parte dell’economia nazionale perché piaccia o no, l’economia viene trasportata sui camion.

Allora, e questo è l’invito, non facciamo come lo struzzo, ma diamoci una mossa tutti per far risorgere, in condizioni migliori, il settore. Ai posteri l’ardua sentenza>.





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