PAOLO GARRISI SPIEGA LE ORIGINI DEL BRIDGE

Domani al Circolo Cittadino di Ascoli (ore 17) ci sarà una conferenza di Paolo Enrico Garrisi sulle “Origini del Bridge”. La conferenza sarà perfettamente comprensibile anche per chi non ha alcuna conoscenza del gioco. Garrisi è uno studioso per hobby di storia del bridge che cinque anni fa, insieme a Laura Camponeschi, ha fondato NeapolitanClub, un blog di giornalismo, storia e tecnica bridgistica ormai noto in tutto il mondo. Scambiamo quattro chiacchiere con lui.

 

Garrisi, perché questa conferenza?

<Si tratta di una delle iniziative con cui, col sostegno del Circolo Cittadino, sto cercando di riaprire il Circolo di Bridge. Ascoli una volta aveva uno dei circoli più importanti d’Italia>.

 

Cos’è che ha causato il declino? E le cause sono state rimosse?

<Il principale problema del passato fu che non ci si prese sufficiente cura dei giocatori più deboli e dei neofiti. Perciò mancarono sia la crescita sia il ricambio, la decadenza fu inevitabile. Il primo atto del nuovo corso, a settembre, è stato l’apertura della scuola: ora ci sono quattro allievi che seguo personalmente, ma le iscrizioni sono ancora aperte e lo rimarranno fino a novembre>.

 

Occorre essere iscritti al Circolo Cittadino per frequentare le lezioni?

<No, non è necessario e lo stesso corso è gratuito. Il Circolo Cittadino, nell’ambito delle iniziative di sostegno cui accennavo, offre ospitalità agli allievi del primo anno>.

 

Anno? Ma quanti anni occorrono per imparare a giocare bene a bridge?!

<Il bridge ha molte analogie con gli scacchi. Le regole sono semplici e s’imparano in cinque minuti, proprio come gli scacchi. Giocare bene però richiede tempo e studio non basta una vita. Aggiungo però che, anche questo con perfetta analogia agli scacchi, la vita agonistica del bridgista è molto lunga e la classe migliora incessantemente, è indipendente dall’età. L’inglese Boris Schapiro vinse il suo ultimo titolo europeo a ottantanove anni, certamente è un record, ma non così stupefacente come sembra. L’americano Bob Hamman ha settantotto anni e ha vinto il suo ultimo titolo mondiale tre anni fa e il campionato americano l’anno scorso>.

 

Vuol dire che a bridge l’anziano è più forte del giovane?

<No, perché il giovane compensa la mancanza d’esperienza con la maggiore audacia. Il record di grandi campioni da giovani è dell’italiano Agostino Madala, il compagno di Norberto Bocchi, che nel 2010 ha vinto il titolo europeo prima dei venticinque anni. Il record precedente era venticinque anni e tre mesi e fu stabilito nel 1951 ancora da un italiano, Pietro Forquet in coppia con Guglielmo Siniscalco>.

 

Gli italiani sono molto forti a bridge, vero?

<Vero, fortissimi. L’Italia è campione del mondo in carica e storicamente si contende il primato con gli Stati Uniti. Nessun’altra nazione ha vinto neanche lontanamente quanto noi e loro>.

 

Ma è vero che la forza degli italiani dipende dal retaggio del tressette?

<No, questa è una leggenda. Gli italiani diventarono fortissimi negli anni cinquanta grazie a due scuole, quella romana di Giorgio Belladonna e quella napoletana di Eugenio Chiaradia, che studiarono i sistemi più avanzati delle nazioni dominanti (USA, Francia e Austria) e ne trassero una mirabile sintesi che integrarono col loro genio personale>.

 

La conferenza è sulle origini del gioco. Di che periodo stiamo parlando? Quando nacque il bridge?

<Nacque in Inghilterra nel seicento. La conferenza tratterà del whist, cioè la forma primeva che si giocò per quasi trecento anni. Il bridge attuale non è altro che il whist con un’estensione introdotta alla fine dell’ottocento>.

 

 

 





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