DIFFICILE RIAPRIRE IL CASO LANCIANO

La Corte Federale d’Appello della Figc ha depositato ieri le motivazioni relative al recente caso Lanciano. La società frentana ha visto parzialmente accolto il proprio ricorso con la riduzione da 5 a 2 punti di penalizzazione per la legittimità accertata dalla Corte della rinuncia ai compensi del calciatore Turchi (marito della presidentessa Valentina Maio) avvenuta davanti al conciliatore della Cigl e per l’errato deferimento da parte della Procura Federale del dirigente Di Menno Di Bucchianico, risultato inibito all’epoca dei fatti e impossibilitato a sottoscrivere la dichiarazione ai fini Covisoc. «In realtà, al contrario di quanto diffuso da autorevoli organi di stampa – fa sapere la società abruzzese, assistita dal giurista sportivo napoletano Eduardo Chiacchio – il Lanciano ha sempre corrisposto gli stipendi ai suoi tesserati». Si era resa, tuttavia, inadempiente per il versamento dei contributi Inps e delle ritenute fiscali Irpef per il periodo luglio-ottobre 2015, subendo per questa violazione normativa in totale 4 punti di penalizzazione. Per quanto, invece, riguarda le mensilità di novembre e dicembre 2015, alla scadenza del 16 febbraio, la società ha regolarmente pagato gli stipendi e versato le ritenute fiscali e i contributi previdenziali e risulta in regola.
Cosa può ora accadere? Finora non è mai successo -si legge sul Corriere dello Sport- ma la Procura del Coni potrebbe impugnare la sentenza della Corte, oppure la stessa Procura della Figc potrebbe notificare un nuovo deferimento nei confronti dell’effettivo legale rappresentante all’epoca dei fatti contestati: il ds del Lanciano Luca Leone. Entrambe le soluzioni si scontrerebbero con i tempi del regolare svolgimento dei campionati, benché le società interessate alla vicenda e coinvolte nella lotta per la salvezza si siano mobilitate arrivando a chiedere la sospensione del play out, lo spostamento o addirittura il blocco delle retrocessioni. E’ tuttavia chiaro che la tempistica degli eventi non agevola una riapertura del procedimento. Tra l’altro il precedente del caso Catania – per il quale in settimana la Lega B si è costituita parte civile – non lascia ben sperare gli avversari dei frentani: a distanza infatti di un anno non risultano individuati i responsabili degli illeciti accertati. Per riaprire il caso Lanciano, invece, bisognerà bruciare i tempi.

Chiara in merito la posizione del presidente Andrea Abodi: «La cosa che m’interessa di più e che la gente possa capire e che la giustizia sportiva sia trasparente e intelligibile. A volte i linguaggi non sono comprensibili e gli effetti delle decisioni nei vari gradi di giudizio sono contraddittori. A volte sono comprensibili solo nell’ottica della soggettività del giudizio, invece dovrebbe contare l’oggettività dei fatti. La Lega è in una posizione terza. Ho chiesto un’accelerazione dei tempi delle motivazioni per consentire a tutti i portatori d’interesse di trarre le relative conclusioni>.