MEDICINA PSICOSOMATICA, LA PAROLA AL DOTTORE

La Psicosomatica è quella branca della medicina che si occupa delle interazioni tra cervello e corpo. E’ noto ormai da tempo che l’attività cerebrale è capace di influenzare il funzionamento del corpo. Un esempio l’abbiamo già osservato quando abbiamo parlato dell’effetto placebo, nell’intervento dedicato ai farmaci (Medicine, dicembre 2017). Ancora una volta abbiamo toccato l’argomento quando si è discusso delle alterazioni dell’attività cardiaca in seguito alla paura di un infarto: tachicardia, cioè polso accelerato, o addirittura aritmie per comparsa di battiti anomali (Il dolore anginoso, luglio 2018).

Stavolta voglio portare la vostra attenzione sulla comparsa di sintomi di varie malattie in soggetti ansiosi, sintomi provocati semplicemente dalla paura di avere un disturbo grave. Sottolineo subito l’ansia, elemento fondamentale di questo tipo di sintomi che i medici in gergo chiamano funzionali, per distinguerli da quelli organici che sono la manifestazione invece del reale malfunzionamento di un organo. Un tempo questa capacità di simulare (senza volerlo) una malattia era prerogativa femminile e veniva definita ‘isteria’, dal nome greco dell’utero. Oggi questa distinzione di sesso è inopportuna e la psicosomatica è appannaggio anche maschile. Il fenomeno inoltre è aumentato a dismisura, vuoi per il ritmo frenetico della vita odierna, vuoi per la diffusione della cultura medica tramite televisione e internet. Chi, come me, ha fatto sempre il pediatra sa quanto sia importante non dover sospettare nel bambino la creazione di sintomi inesistenti. Ma c’è la madre ansiosa che vede ciò che non c’è nel proprio figlio, e allora il problema si sposta, ma esiste sempre, anche in pediatria.

Che dire? Il problema c’è. Come diceva giustamente un malato: “Lei, dottore, mi dice che non ho niente e che i disturbi che sento me li creo da solo. Io le credo. Però soffro, soffro tanto, e lei deve aiutarmi.” E’ giusto: la sofferenza impone che il malato (anche se immaginario) debba essere assistito. Come? In primo luogo con l’accertarsi che si tratta veramente di disturbi psicosomatici. Ciò si ottiene in modo semplice offrendo attenzione e consiglio, senza minimizzare o, peggio, accusare il paziente di essere un allarmista mistificatore che fa soltanto perdere tempo. A volte il miglioramento che si ottiene così vale più di qualsiasi accertamento. Usando poi i farmaci ansiolitici, che sono stati creati apposta e costituiscono la categoria di farmaci più consumati in assoluto, per la gioia delle case farmaceutiche che li producono. Senza mai trascurare la possibile realtà dei disturbi, e quindi facendo per sicurezza gli opportuni accertamenti, per non incorrere in errori diagnostici molto pericolosi.

In questo campo, come ripeto sempre, l’esperienza è tutto. Conoscere il malato a fondo facilita enormemente ogni decisione ed evita la nefasta abitudine dello ‘shopping’ medico, il passare da un professionista all’altro, il richiedere accertamenti continui, il consumare farmaci inutili. Insomma, sia il sempre benedetto buon senso a guidarci, qui più che altrove.

il dottor Karol (Carlo CAPPELLI)

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