LO STRESS, LA PAROLA AL DOTTORE

Si sente dire, e si legge: “Lo stress lo ha ucciso”. Ma che vuol dire? Cos’è questo stress che può ammazzarci? La parola inglese significa, letteralmente, ‘sforzo’ ed è usata in medicina per indicare un’aggressione (infettiva, traumatica, emozionale, ecc.) che richiede una risposta decisa. Una specie di frustata, capace di attivare ogni capacità di reazione dell’organismo. Nel linguaggio corrente la parola è passata a significare comunemente tensione nervosa, affaticamento psicofisico.

Questa risposta dell’organismo è automatica e si esprime con la produzione di ormoni dello stress che, una volta in circolo, provocano effetti vistosi, non sempre correttamente finalizzati a contenere l’aggressione, ma anzi a volte lesivi per eccesso di risposta. Siccome si tratta di ormoni attivi sull’apparato cardiovascolare, è proprio qui che lo stress è capace di provocare i danni maggiori, dal semplice aumento della pressione fino a danni alle coronarie, fino all’infarto, all’ictus o allo ‘shock’ (quest’ultimo è la catastrofe della circolazione, con alterazione dell’irrorazione degli organi vitali e rischio di morte).

E’ noto da tempo che in qualche caso mortale di infarto all’autopsia non è stato possibile riscontrare lesioni anatomiche delle coronarie. Vengono inoltre a volte colpiti anche soggetti che non hanno fattori di rischio (fumo, colesterolo alto, ipertensione, obesità e diabete). In questi casi sicuramente è stato un grave stress a provocare il danno alla circolazione del cuore. Non si tratta di rarità, ma di almeno un caso su dieci in cui lo stress è il principale responsabile della lesione cardiaca. Però tranquilli: qui si parla di situazioni davvero gravi e/o prolungate. Un tempo si diceva: è morto di crepacuore. Poteva trattarsi di un evento improvviso, come una violenza malavitosa o un incidente stradale, oppure una notizia terribile. Però sono capaci di scatenare la risposta allo stress anche situazioni sopportate male e perduranti a lungo senza possibilità di uscita, come per esempio la difficile elaborazione di un lutto grave, o una condizione economica precaria a rischio di bancarotta.

E’ opportuno distinguere i casi di stress in cui sono in campo chiare situazioni fisiche (infezioni gravi, traumi, sforzi eccessivi), da quelli in cui sono situazioni psichiche, acute o croniche, a stimolare l’apparato anti-stress. In quest’ultimo caso bisogna dunque riflettere che per proteggersi dai danni al cuore e alle arterie non è sufficiente avere un buono stile di vita, come è raccomandato ovunque fino alla noia (non fumare, avere un’alimentazione di tipo mediterraneo, essere fisicamente attivi, ecc.): occorre anche raggiungere e proteggere l’equilibrio psichico. Viene oggi chiamata ecologia della mente il rapporto armonico con se stessi e con la società, la tranquillità interiore che ci fa vivere bene e in salute, proprio come l’equilibrio tra le varie specie animali e vegetali è garanzia di benessere dell’ambiente.

dottor Karol (Carlo CAPPELLI)

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