LE MANI PULITE, LA PAROLA AL DOTTORE

L’ultimo numero della più importante rivista di divulgazione scientifica italiana – Le Scienze –  ha dedicato un lungo articolo all’importanza dell’igiene personale, soprattutto del tenere quanto più possibile pulite le mani. Bella novità, dirà qualcuno, ma se ce lo insegnano fin da bambini. Giusto. Però qualche riflessione non è fuor di luogo e voglio farla.

Si deve al genio di Pasteur la scoperta del rapporto micidiale tra microbi e malattie. A metà Ottocento il microscopio si usava già da tanto tempo, e quei ‘cosini’ si erano visti, ma che fossero capaci di far ammalare le persone sembrava impossibile. Però, attenzione! L’abbiamo detto e ripetuto diverse volte: i microbi in realtà sono una componente fondamentale, indispensabile, di tutta la vita del Pianeta. Senza microbi saremmo sommersi dai residui di tutti i tessuti viventi, animali e vegetali, i cui cumuli, senza di essi, si degraderebbero soltanto con estrema lentezza (molti anni). Per fortuna soltanto alcune specie di microbi sono capaci di parassitare l’uomo. Questi sono i microbi patogeni, quelli che portano le malattie. Le vie d’ingresso più importanti sono l’aria che respiriamo e la bocca con ciò che ingeriamo. I microbi patogeni passano dai sani ai contagiati o con le goccioline di saliva che proiettiamo intorno con la tosse e gli starnuti (e chi sta intorno se le respira), o con le mani sporche. Sporche di che? Prima di tutto di materiale fecale. Che sozzoni! Ma chi è che non si lava le mani, dopo essere stato al gabinetto? Molti, ve l’assicuro. Poi ci sono i contatti con materiali contaminati, cose e persone (le strette di mano). Sono diffusori di microbi patogeni le mani sporche di chi è malato, ma soprattutto di chi non sa di essere pieno di microbi pericolosi, cioè i cosiddetti portatori sani, coloro che convivono con un microbo pericoloso per gli altri, senza però ammalarsi.

Per le pericolose goccioline di saliva, occorre avere riguardo agli altri quando si ha una malattia ‘da raffreddamento’. Cioè starsene a casa, o almeno limitare la diffusione proteggendo con la mano naso e bocca quando si tossisce o starnuta (ma poi sono le mani a divenire contaminanti). Grande civiltà dimostrano coloro che non si vergognano di girare con la mascherina (per esempio, i giapponesi: per proteggersi o per non contagiare). Per le mani sporche basterebbe stare attenti a ciò che si mette in bocca. Lavarsi prima di mangiare, quindi. Sì, ma le distrazioni sono frequenti e le mani sporche arrivano dovunque (la sigaretta, lo stropicciarsi il naso o gli occhi, stringere la mano, ecc.).

Lavarsi le mani. Tutto qui. Ma ce n’è voluto perché se ne riconoscesse l’importanza. Il livello di morbilità di una popolazione è legato principalmente a questa pratica. Secondo me molto meno importante è l’uso del sapone. Eresia! Ma come, il sapone, il benedetto sapone che asporta tutto il sudiciume (compresi i  microbi) attaccato alla pelle e alle cose… Sì, è vero: non voglio dire che non bisogna usarlo. Semplicemente dico che un uso eccessivo sulle mani le rende aride, asciutte, del tutto prive della patina di grasso secreta dalla pelle e destinata proprio a proteggerla e isolarla. Le mani secche diventano allora ricettacolo tenace di ogni microrganismo che ne venga a contatto. Il procedimento abituale dovrebbe essere quello di lavarsi spesso con acqua in abbondanza, stropicciando bene, e poi asciugarsi con un panno pulito. E’ sicuramente meglio che usare tanto e spesso il sapone. E’ stato dimostrato in ospedale, facendo la conta dei microbi sulle mani, usando un procedimento e l’altro.

il dottor Karol (Carlo CAPPELLI)

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