L’ACQUA NELL’ALIMENTAZIONE, LA PAROLA AL DOTTORE

Abbiamo già parlato di alimentazione, a febbraio 2019. Ma oggi non vi parlerò di cibo in generale, ma di un solo alimento, unico e insostituibile: l’acqua. Ma come, direte, l’acqua? E che  alimento è? L’acqua non nutre, non porta calorie. L’acqua… è acqua. Cioè niente. Ma poi, giudiziosamente, penserete che senza acqua si muore in pochi giorni, mentre senza tutti gli altri alimenti si campa. Male, se volete, ma per varie settimane, purché si disponga di acqua.

L’acqua è il costituente principale del corpo di tutti gli esseri viventi, che sono tali per essersi originati proprio nell’acqua. La prima cellula vivente è stata un microbo nato nell’acqua dell’oceano primordiale, quando questo ricopriva l’intera superficie della Terra, 3,8 miliardi di anni fa. Da questo microbo atavico proveniamo tutti noi, viventi attuali. Perciò l’interno di ogni nostra cellula è per forza costituito di acqua con le caratteristiche che aveva allora e che sussistono ancora oggi nell’acqua del mare e nel nostro sangue, che non è nient’altro che un tessuto liquido, un insieme di cellule e sostanze sciolte in acqua.

Il funzionamento di ogni cellula richiede in continuazione acqua, perché l’organismo di un animale terrestre, quale noi siamo, ne perde una certa quantità ogni giorno attraverso tre processi: la respirazione, la traspirazione, l’escrezione di urine e feci. Quando respiriamo emettiamo vapore acqueo (per pulire le lenti degli occhiali non vi alitiamo sopra?). Ogni respiro è una perdita di acqua. In più, se fa caldo, bagniamo la superficie cutanea con il sudore (traspirazione sensibile) o, anche se non sudiamo, perdiamo acqua in maniera lieve e continua (traspirazione insensibile). Infine, non occorre dirlo, le nostre escrezioni sono ricche di acqua.

Tutte queste perdite sommate insieme, se non reintegrate, portano alla disidratazione. Prima di tutto diminuisce l’acqua del sangue che, per rimanere fluido, ha bisogno almeno di quasi il 50% di acqua in volume. Quando si concentra troppo, intervengono i sistemi di salvaguardia: la traspirazione quasi cessa e le urine si concentrano al massimo possibile, purché i reni possano funzionare e il sangue scorrere ovunque. Soltanto il respiro non può limitare la sua perdita, quella inevitabile per un organismo a una certa temperatura. Quando sangue e urine sono al massimo della concentrazione possibile, allora cominciano a perdere acqua le cellule dei tessuti. Arrivata al limite massimo di concentrazione del contenuto, ogni cellula comincia a funzionare male. Anche il cervello, i muscoli e il cuore. E alla fine questo si ferma e la vita cessa.

Dunque bisogna bere quantità minime di acqua ogni giorno, a seconda della temperatura esterna e delle necessità funzionali. Se leggete queste righe, e quindi siete vivi, l’avete sicuramente fatto a dovere, anche se non avete mai bevuto acqua come tale. Ma l’acqua è presente in ogni tessuto vegetale o animale di cui ci nutriamo, senza parlare delle bevande che ci piacciono, siano esse vino, birra, aranciata, latte, caffè o quant’altro di liquido mettiamo nello stomaco.

C’è un campanello d’allarme cerebrale che ci dice quando e quanto dobbiamo bere. Si chiama “sete” e dobbiamo assecondarlo, volenti o nolenti, pena altrimenti una sofferenza sempre più intensa che ci obbliga alla ricerca affannosa di acqua in ogni sua forma, cioè liquidi.

Un solo avvertimento per le persone anziane. Questo campanello d’allarme, come tutte le funzioni dell’organismo, con il tempo si deteriora e arrugginisce. Trovare un anziano disidratato è frequente, a volte anche disidratato a livelli gravi. Perciò – e lo consiglio vivamente – ogni anziano si faccia una bevuta mattutina di un paio di bicchieri d’acqua a digiuno, a colazione. Come fosse una medicina. E in sostanza lo è, credetemi.

il dottor Karol (Carlo CAPPELLI)

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