CANCRO, LA PAROLA AL DOTTORE

 

Molti di voi, letto il titolo di questo intervento, esclameranno “Pussi via, menagramo!” e scapperanno oltre. Li capisco: il cancro è oggi, insieme agli incidenti vascolari, la causa principale di morte prematura. Non rispetta nessuna età. Ho curato un neonato che è venuto al mondo con un osteosarcoma del femore, un tumore maligno dell’osso.

Vediamo di spiegare di che si tratta in quattro parole. Noi siamo esseri viventi pluricellulari. Il nostro organismo è un perfetto esempio di collaborazione tra molti tessuti deputati a diverse specializzazioni, collaborazione costruita e affinata durante l’evoluzione. Tra le specializzazioni importantissima è la difesa immunologica che salvaguardia l’integrità del complesso di cellule dell’intero organismo da aggressioni esterne e interne. Sì, anche interne. Se nasce una cellula malfunzionante, anomala (ciò accade continuamente, per cause ancora non completamente note), le difese intervengono e la distruggono, come fanno per qualsiasi presenza estranea al self. Il cancro è il risultato del  fallimento di questa operazione di ‘pulizia’ interna. Può capitare sia per insufficienza dell’apparato di difesa, sia per particolare resistenza e aggressività della cellula deviante. Comunque, una cellula ‘pazza’ comincia a riprodursi senza regole, senza soggiacere all’organizzazione ferrea stabilita per la sopravvivenza dell’intero organismo. E lo fa a scapito dei tessuti sani circostanti, che viene distruggendo per nutrire la sua continua riproduzione. Le cellule figlie della cellula ‘pazza’ sono pazze anch’esse e capaci di riprodursi anche a distanza (metastasi). Tutto ciò non ha finalità, né scopo: accade, e basta.

Detto questo del cancro come fenomeno biologico, bisogna subito dire che esiste una gradazione infinita di situazioni, tutte etichettabili come ‘Cancro’. C’è una grande varietà di incontri tra apparato di difesa, tipo di cellule tumorali e possibilità terapeutiche. Per esempio cancri fulminanti: una mia infermiera è morta trentenne per un cancro del fegato, dopo quindici giorni dalla diagnosi. Oppure cancri lentissimi: sopravvivenze di decine di anni non sono oggi una rarità, grazie all’affinarsi delle cure. Sono infine documentate, e non più eccezionali, vere e proprie guarigioni complete. Proprio la stimolazione dell’apparato immunologico nei confronti delle cellule cancerose sembra la più promettente delle terapie che la ricerca sta mettendo in campo in questi anni. Rimangono sempre pilastri della terapia l’asportazione del tessuto canceroso (chirurgica o mediante radioterapia) e la chemioterapia, che sfrutta la sensibilità delle cellule tumorali verso sostanze opportunamente scelte, capaci di distruggerle (che però sono veleno anche per le cellule normali).

Insomma, oggi si può considerare il cancro come una malattia grave, sì, ma non inesorabilmente mortale a breve scadenza come era nel secolo scorso. Chi ha resistito fin qui alla repulsione verso questo argomento accolga questa consapevolezza come un successo innegabile, motivo di serenità, della moderna medicina.

Il dottor Karol (Carlo CAPPELLI)

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