APPUNTAMENTO CON LA STORIA, I TESORI OSTROGOTI A FORCELLA E CAGNANO

Tesori ostrogoti a Forcella di Roccafluvione e a Cagnano di Acquasanta.

Le origini dei Goti sono tradizionalmente legate alle terre scandinave e alle prime migrazioni lungo il corso della Vistola. Qui Plinio il vecchio e Tacito li ricordano in relazione al commercio dell’ambra con l’Impero: siamo tra i sec. I e II d.C.

Mentre i Goti si avvicinano lentamente al Danubio e alla Crimea, Roma si avvia alla grande crisi. Nella prima metà del III sec. d.C. Gordiano III li arruola in gran numero come mercenari per il fronte persiano. La Città Eterna ha bisogno di questi combattenti ma i rapporti con l’impero rimangono ambigui se non in aperta ostilità, soprattutto in riferimento agli stipendi militari.

Nuclei di Goti saccheggiano ripetutamente i Balcani e le coste del Mar Nero; contro di loro combattono, con risultati talvolta drammatici, gli imperatori Decio e Claudio II.

Roma supera la crisi a prezzo di clamorosi cambiamenti sociali e militari: perde le aree situate oltre i grandi fiumi confinari e la Dacia rientra nell’orbita gotica.

L’incontro tra i Goti, le popolazioni scito – sarmatiche della steppa e il mondo greco – romano, produce esiti interessanti sia per gli aspetti sociali che per quelli materiali di questo grande gruppo definibile più come “Federazione” che “Popolo”.

Nasce qui la formidabile oreficeria gota che poi troveremo in numerose località dell’ascolano e del teramano (lo sviluppo del motivo e della forma ad aquila, gli insetti stilizzati, la tecnica cloisonné, la tecnica kerbschnitt, ecc,).

Nel IV sec. d.C. l’Impero Romano è una struttura ancora forte ma in fase di trasformazione.

L’equilibrio imposto dai successori di Costantino ai Goti subisce una prima rottura con la morte di Giuliano e poi il definitivo affossamento con l’arrivo di gruppi nomadi orientali: siamo nell’autunno del 376 d.C.

Stretti tra l’avanzata dei nuovi dominatori della steppa, gli Unni, e le sponde del Danubio, ai Goti non rimane altra possibilità che chiedere alle autorità romane di essere accolti all’interno dei confini. L’imperatore Valente, che è ariano come i Goti e crede nella politica di integrazione delle popolazioni barbariche in ambito militare e produttivo, dà una risposta positiva.

Sotto l’apparente guida imperiale, l’organizzazione allestita per il traghettamento dei profughi si trasforma in un inferno. I funzionari civili e militari del settore, fortemente corrotti, sfruttano la posizione di forza con angherie di ogni tipo provocando, così, la violenta reazione dei Goti.

Quando la situazione precipita, l’imperatore abbandona malvolentieri i preparativi della guerra persiana per raggiungere le province danubiane. Ad Adrianopoli, mentre le due parti trattano una soluzione diplomatica, la battaglia scoppia casualmente. Al tramonto, Valente e migliaia di suoi soldati giacciono sul terreno: è il 9 Agosto del 378 d.C.

Come afferma il prof. Barbero: “E’ a questo punto che si verifica la dicotomia all’interno della famiglia gotica”. La coalizione dei Visigoti, protagonista ad Adrianopoli con Fritigerno, è ormai saldamente ancorata all’interno dei confini imperiali. Dopo la “fraterna” fase di Teodosio, i Visigoti di Alarico prenderanno Roma tra mille difficoltà, fino al raggiungimento della terra promessa tra le attuali Francia e Spagna.

Diverso è il destino degli Ostrogoti che, dopo aver trascorso alcuni decenni nell’orbita degli Unni, accettano di collaborare con i Bizantini attestandosi nell’area Balcanica.

Gli Ostrogoti in Italia

Teodorico, il giovane re ostrogoto della stirpe degli Amali, è stato addestrato nella capitale bizantina. E’ un ufficiale di altissimo rango dell’esercito romano nonché console, ma l’apparente amicizia di Costantinopoli non lo inganna. Consapevole che nei Balcani non c’è futuro, per offrire una possibilità ai suoi decide di tentare la “carta” italiana. Con l’appoggio politico di Costantinopoli Odoacre viene battuto ripetutamente e poi ucciso a tradimento durante una cena. Teodorico, ora, ha un suo regno.

Ravenna, Pavia, Verona, Milano, all’epoca le città più grandi d’Europa, diventano contemporaneamente sedi reali con una prevalenza delle prime due.

I Goti contano circa 150.000 unità con donne e bambini, i Romani sono 4 milioni, ma i semplici numeri non bastano a spiegare la realtà: dal punto di vista militare i Goti sono estremamente coesi.

Descrivere il livello di integrazione tra i due gruppi è davvero difficile: i Goti professano il cristianesimo nella forma ariana, esprimono una cultura Danubiana ma, nonostante ciò, i Romani, almeno nei primi anni, collaborano e così fa anche la Chiesa di Roma.

Funzionari romani come Cassiodoro e Boezio danno lustro alle istituzioni civili, mentre l’esercito rimane saldamente in mano ai germano- orientali (i resti ossei della T. 4 di Collegno parlano chiaro).

La gestione del territorio si basa su guarnigioni diffuse strategicamente a controllo di nodi stradali e di aree agricole particolarmente importanti.

Con ogni probabilità Cagnano di Acquasanta, Forcella di Roccafluvione e, forse, il pianoro di Rosara, erano parte integrante di questo sistema. L’ascolano è, quindi, ricco di testimonianze ma per comprendere gli abitati ostrogoti, spesso impostati su ruderi romani, è necessario rifarsi alla capanna di Mombello Monferrato, al complesso residenziale di Monte Barro di Lecco o al villaggio di Poggibonsi di Siena.

Miscelando tali prerogative, il regno Romano – Barbarico di Teodorico diventa lo stato più prestigioso e ricco d’Europa. Gli Ostrogoti producono moneta rifacendosi ai tipi bizantini, il re in persona si prende cura del restauro di importanti edifici pubblici, ne crea di nuovi garantendo anche una rara tolleranza religiosa.

Tale prodigioso equilibrio, sia per motivi personali che politici, venne meno negli ultimi anni di vita di Teodorico. Le insanabili differenze culturali e religiose ripresero quota quando i due gruppi, nonostante i matrimoni misti e la politica di rispetto, si allontanarono reciprocamente sotto la minaccia di presunti o reali complotti orditi dall’Imperatore, dal Papa e dai burocrati romani.

Le lotte interne e il terribile conflitto (535 – 553 d.C.) con gli eserciti di Costantinopoli porteranno i Goti al termine della loro epopea e all’oblìo. In parte costretti all’esilio, in parte assorbiti dalle truppe bizantine, i più ostinati tra questi guerrieri si arrenderanno definitivamente solo intorno al 560 d.C. nel settentrione d’Italia.

All’orizzonte si profila l’attacco di un altro gruppo germanico e la nascita di un’altra Italia, quella dei Longobardi.

I reperti di Forcella e di Cagnano

L’archeologia dell’Alto Medioevo si è sviluppata principalmente grazie allo studio dei corredi funerari che, come sappiamo, sono in gran parte costituiti da armi e gioielli appartenuti a persone abbienti. Per gli ostrogoti tale realtà vale in modo parziale: le armi, infatti, non venivano abbandonate nelle tombe e le necropoli risultano spesso di modeste dimensioni. Tuttavia, grazie alle ricerche degli ultimi vent’anni, tale quadro si è fortemente arricchito.

Le prove archeologiche rinvenute recentemente in Slovenia, Austria e in diverse regioni dell’Italia centro- settentrionale, ci descrivono comunità “guerriere”, in cui uomini e donne mostrano l’elongazione del cranio alla moda Unna: eclatante il caso di Collegno.

Fibbie e gioielli rappresentano gli elementi distintivi, mentre i centri abitati risultano formati da strutture simili alle nostre case coloniche o da più semplici case con tetto ad una sola falda.

E’ riemerso così un sistema insediativo particolarmente denso soprattutto nel nord e nel sud delle Marche. Negli anni ’50 del secolo scorso, presso Cagnano di Acquasanta, provincia di AP, i lavori di sterro per un campo da calcio portarono al rinvenimento di una necropoli riferibile ad un insediamento ostrogoto. La qualità degli scavi non è stata elevata. Sappiamo che, all’arrivo dei funzionari della Soprintendenza, la T 3 presentava uno scheletro maschile ben allineato, ma il corredo risultava già manomesso. Una collana in ambra, vetro e argento, nonché il ritrovamento di un set portatile da toeletta che trova confronti a Tortona, in Piemonte, conferma la presenza di famiglie inserite in comunità militari caratterizzate da oggetti personali di tipologia piuttosto antica.

Tra i reperti di Forcella di Roccafluvione , provincia di AP, si segnalano gli orecchini a dodecaedro, che trovano un puntuale riscontro con materiali milanesi rinvenuti nel 1887, e le magnifiche fibule in argento dorato e granati che nella forma richiamano la coppia di fibule rinvenute a Casa Regnano di Colli del Tronto (AP).

(Giuseppe VICO)

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