ANTIBIOTICI, LA PAROLA AL DOTTORE

Tutti conoscono questi farmaci, o almeno credono di conoscerli. A cominciare dalla madre di tutti gli antibiotici, la penicillina. Questa straordinaria sostanza, prodotta da microrganismi per la lotta contro altri microrganismi come arma di conquista delle risorse ambientali, provoca, al semplice contatto, la rottura della membrana batterica. L’effetto ha del prodigioso: la popolazione microbica che si stava impiantando nei tessuti dell’ospite – e tanto più rapidamente quanto più in florida fase di crescita – a contatto con la penicillina si scioglie come neve al sole… letteralmente scompare! Non c’è nemmeno bisogno della cooperazione con le difese dell’organismo infettato: i germi muoiono come se fossero stati mitragliati. C’è solo da smaltire i cadaveri, come in un campo di battaglia dopo un assalto irresistibile e vittorioso.

Questa capacità offensiva della penicillina ha un limite soltanto nella sensibilità all’antibiotico  del germe in causa. Infatti non tutti i microbi capaci di prosperare nel corpo umano sono attaccabili dalla penicillina. Ma se i germi sono sensibili, anche oggi non c’è arma più stupendamente efficace della penicillina. Molti medici se ne sono dimenticati e utilizzano i nuovi antibiotici, credendo di fare meglio. E sbagliano.

La rincorsa del nuovo come equivalente del meglio porta a conseguenze dannose perché, più viene usato, più un antibiotico rimane esposto al pericolo della nascita di ceppi microbici resistenti. I batteri si riproducono con velocità spaventosa – una generazione ogni venti minuti – per cui, se in una popolazione batterica c’è per caso un individuo mutante capace di resistere all’azione dell’antibiotico, dopo poche ore ci sarà una popolazione intera resistente. Quindi ogni antibiotico è un’arma destinata a spuntarsi nel tempo, tanto più rapidamente quanto più usata.

E ancora, anzi soprattutto, deleterio è l’uso degli antibiotici nelle comuni infezioni virali delle prime vie respiratorie (le cosiddette ‘forme influenzali’): non procurano la guarigione, perché i virus non sono sensibili agli antibiotici usati contro i batteri, e possono creare ceppi resistenti. E non solo. Nel nostro intestino (colon) vivono moltissimi batteri in simbiosi con noi: l’intera massa fecale è fatta di residui indigeribili, ma anche di batteri ‘buoni’. Questi nostri ospiti vivono dei residui alimentari e ci ripagano con la produzione di sostanze a noi utili, sono quindi ospiti desiderabili, per non dire essenziali. Ma gli antibiotici non li risparmiano, spesso ne fanno strage, specialmente se somministrati per bocca, perché non fanno distinzione tra microbi dannosi e microbi utili. La famosa ‘fiacca’ che segue le cure antibiotiche ha proprio questa origine.

In conclusione, una sola raccomandazione: non pretendete l’uso dell’antibiotico per ogni forma febbrile. Otto volte su dieci si tratta di forme virali e l’uso dell’antibiotico è inutile e socialmente dannoso. Siate solidali con il buon medico che usa la testa e sa quando c’è semplicemente da aspettare la guarigione, con un po’ di pazienza e qualche semplice rimedio per i sintomi più fastidiosi.

il dottor Karol (Carlo CAPPELLI)

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